Dal 2027 il sistema europeo di scambio delle quote di emissione si estende a due settori finora esclusi: il riscaldamento degli edifici e i carburanti per il trasporto stradale. È il cosiddetto ETS2, un meccanismo che non impone obblighi diretti alle piccole imprese ma che agisce sul prezzo dell'energia che queste acquistano ogni giorno.
Come funziona ETS2 e chi è obbligato
A differenza dell'ETS tradizionale, che riguarda gli impianti industriali energivori, ETS2 non si applica direttamente all'utilizzatore finale. L'obbligo di acquistare le quote ricade sui fornitori di combustibili immessi al consumo: distributori di gas naturale, carburanti per autotrazione e combustibili per il riscaldamento. Il costo delle quote si trasferisce poi a valle, nei prezzi pagati da famiglie e imprese.
Le prime aste sono previste già nel 2027, mentre la piena operatività è attesa entro il 2028. Il legislatore europeo ha previsto meccanismi di stabilizzazione: nei primi due anni di funzionamento, se il prezzo delle quote supera i 45 euro in valori 2020, la riserva stabilizzatrice può rilasciare quote aggiuntive per contenere i rialzi eccessivi. Un accordo raggiunto nel giugno 2026 ha rafforzato queste garanzie per attenuare la volatilità della fase di avvio.
L'impatto stimato sul sistema produttivo italiano
Le stime disponibili indicano per l'economia italiana un costo annuo compreso tra 18 e 30 miliardi di euro nel periodo 2027-2030, con un prezzo di riferimento sulle emissioni da gas naturale intorno ai 59 euro per tonnellata di CO2 al 2027.
Tradotto sui consumi, l'extra-costo medio sul gas per un'utenza domestica tipo si colloca intorno agli 83 euro l'anno. Per edifici commerciali e piccole attività le stime parlano di un impatto indicativo tra 12 e 25 euro pro capite, mentre sul fronte carburanti l'aumento può arrivare a diverse centinaia di euro per impresa, con differenze marcate a seconda dell'intensità di utilizzo dei mezzi.
L'effetto non è uniforme sul territorio: le aree con maggiore fabbisogno di riscaldamento e forte incidenza della logistica su gomma risultano più esposte. Le stime variano tra le diverse fonti e restano sensibili all'andamento effettivo del prezzo delle quote.
Quali leve hanno le PMI per attutire l'aumento
Il dato rilevante è che l'impatto di ETS2 dipende dai consumi: chi riduce, paga meno. La prima leva è la diagnosi energetica dell'edificio aziendale, spesso il punto in cui si concentrano sprechi facilmente eliminabili con interventi di isolamento, regolazione degli impianti e sostituzione di generatori obsoleti.
La seconda riguarda la flotta: razionalizzazione dei percorsi, manutenzione, gradualità nella sostituzione dei mezzi più vecchi e valutazione delle alternative di alimentazione. La terza è l'autoproduzione, dal fotovoltaico sulle coperture alla partecipazione a comunità energetiche rinnovabili, che riduce l'esposizione ai prezzi dei combustibili fossili.
Vale la pena considerare che gli incentivi oggi disponibili sugli investimenti in efficienza energetica, a partire dall'iperammortamento con maggiorazioni legate al risparmio conseguito, agiscono esattamente su questa leva: anticipare l'intervento significa spalmarne il costo prima che l'aumento dei prezzi diventi effettivo.
Una transizione da governare, non da subire
ETS2 è un caso esemplare di normativa europea che non crea adempimenti burocratici per la singola PMI, ma ne modifica la struttura dei costi. Proprio per questo rischia di essere ignorato fino al momento in cui l'effetto compare in bolletta.
Il compito delle associazioni di rappresentanza è anticipare quel momento: informare sulle scadenze, aiutare le imprese a leggere i propri consumi, orientarle verso gli strumenti di finanziamento dell'efficienza e portare nelle sedi istituzionali il tema delle misure compensative per i settori più esposti. Un'impresa che arriva al 2027 avendo già ridotto i consumi non subisce il cambiamento: ne esce con una struttura di costo più competitiva.