Una risposta ai nuovi costi dell'energia
Con l'estensione del sistema di scambio delle emissioni a edifici e trasporto stradale, il cosiddetto ETS2, il prezzo del carbonio arriverà anche sui combustibili usati per riscaldare uffici, negozi e laboratori. Per attenuarne l'impatto sui soggetti più esposti, il Regolamento (UE) 2023/955 ha istituito il Fondo sociale per il clima per il periodo 2026-2032, chiedendo a ogni Stato membro un proprio Piano sociale per il clima.
La proposta italiana, pubblicata dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ad agosto 2026 e oggetto del confronto con la Commissione europea, dispone di circa 9,3 miliardi di euro, di cui circa 2,3 miliardi di cofinanziamento nazionale. Si rivolge a tre categorie: famiglie vulnerabili, utenti vulnerabili dei trasporti e microimprese vulnerabili. Per queste ultime è prevista una misura dedicata alla riqualificazione energetica degli immobili, che completa il quadro descritto nel nostro approfondimento sui nuovi costi del carbonio per le imprese.
Chi potrà accedere al contributo
Il Piano richiama la definizione europea di microimpresa: meno di 10 persone occupate e un fatturato o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro. Per individuare le microimprese vulnerabili utilizza un indicatore costruito su due dati: il rapporto tra la spesa per energia fossile e la somma di margine operativo lordo e spesa fossile. Accedono le imprese con un valore superiore al 2%, la soglia oltre la quale si colloca il 10% dei settori più esposti.
Il secondo requisito riguarda l'immobile, che deve essere di proprietà dell'impresa e appartenere alle classi energetiche peggiori, F e G; la classe E potrà essere ammessa se resteranno risorse disponibili. Sono esclusi i settori con attività non in linea con il principio di non arrecare danno significativo all'ambiente. Secondo le stime del Piano, basate su dati ISTAT 2023, la platea potenziale è di circa 162.000 immobili.
Interventi, contributo e tempi
La misura ha una dotazione di 1,25 miliardi di euro per il periodo 2027-2032 e prevede un contributo in conto capitale pari al 65% delle spese ammissibili, assegnato con procedure competitive che premiano le tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate. Tra gli interventi indicati figurano la sostituzione degli infissi, le schermature solari, la building automation, le pompe di calore ad alta efficienza, il fotovoltaico con accumulo abbinato a pompa di calore, il solare termico e l'allaccio al teleriscaldamento efficiente. Resta esclusa la riqualificazione integrale dell'involucro.
Ogni progetto dovrà ridurre del 30% l'indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, dimostrato con attestati di prestazione energetica prima e dopo i lavori; i costi degli attestati e della diagnosi energetica sono ammissibili. Il Ministero metterà a disposizione un catalogo di interventi prequalificati. L'obiettivo è riqualificare circa 128.000 immobili, con un costo medio stimato di 15.000 euro per intervento. La misura è prevista dal primo trimestre del 2027 e i contenuti potranno essere precisati nella versione definitiva del Piano.
Prepararsi per tempo e il ruolo delle associazioni
Il Piano stima che al 2030 l'ETS2 possa pesare sulla bolletta del gas di una microimpresa tra 70 e 180 euro l'anno per 100 metri quadrati riscaldati, fino a 700-1.819 euro per 1.000 metri quadrati, a seconda della zona climatica. Già oggi è utile conoscere la classe energetica dei propri locali, calcolare l'indicatore di vulnerabilità e valutare gli strumenti attivi, come il Conto Termico 3.0.
Lo stesso Piano riconosce che procedure complesse e mancanza di personale tecnico ostacolano l'accesso delle microimprese agli incentivi, soprattutto dove il sistema associativo è meno strutturato. È qui che le associazioni di rappresentanza possono fare la differenza: informazione tempestiva, supporto nella raccolta dei dati e nel dialogo con le istituzioni, per trasformare una misura europea in risparmi concreti per le piccole imprese.
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