Venticinque anni dopo, la responsabilità degli enti cambia impostazione
Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro della giustizia, un disegno di legge di revisione del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, la norma che rende società e associazioni responsabili per alcuni reati commessi nel loro interesse o a loro vantaggio. Si tratta di un testo che dovrà essere esaminato e approvato dal Parlamento, ma le linee guida sono già chiare e riguardano da vicino molte piccole e medie imprese, spesso esposte a questo rischio senza disporre di strutture di controllo complesse.
La novità principale è la colpa di organizzazione come criterio di imputazione. Viene superata la distinzione tra reati commessi da soggetti in posizione apicale e reati commessi da sottoposti: l'ente risponde soltanto quando è accertato il nesso tra la mancata adozione, o l'inefficace attuazione, di un modello organizzativo idoneo e il reato commesso. Viene così meno l'inversione dell'onere della prova a carico dell'impresa.
Il modello organizzativo diventa il perno della tutela
Il disegno di legge definisce il contenuto essenziale del modello di organizzazione, gestione e controllo, la procedura per adottarlo e aggiornarlo e i criteri con cui il giudice ne valuta l'idoneità. I modelli conformi alle linee guida predisposte dalle associazioni rappresentative degli enti si presumono adeguati: il giudice che intenda discostarsene deve motivare in modo puntuale. In materia di salute e sicurezza sul lavoro si presumono conformi, con efficacia esimente, i modelli adottati sulla base della norma UNI ISO.
Per le piccole e medie imprese l'elaborazione di procedure semplificate per adottare e attuare il modello è affidata a un decreto del Ministro della giustizia. Per i reati colposi è invece introdotta una presunzione di interesse o vantaggio dell'ente quando dall'inosservanza delle regole sia derivato, in misura apprezzabile, un risparmio di spesa o un aumento della produzione: un punto da tenere presente soprattutto nella gestione della sicurezza.
Più spazio per rimediare e tutele per le imprese più piccole
Si ampliano le cause di estinzione dell'illecito. Oltre alla remissione della querela e alla particolare tenuità del fatto, quando l'illecito risulta occasionale, l'ente può beneficiare di condotte riparatorie volte a eliminare le carenze del modello indicate dal pubblico ministero; per i delitti la possibilità è limitata a due volte. In materia ambientale e tributaria l'illecito si estingue eliminando la carenza organizzativa asseverata e, per i reati tributari, pagando integralmente le somme dovute.
Il pubblico ministero dovrà indicare in modo specifico le carenze organizzative contestate, pena la nullità, e il sequestro preventivo è escluso se l'ente offre una cauzione idonea. Per gli enti di piccole dimensioni in cui autore del reato ed ente coincidono, il giudice potrà disapplicare o ridurre la sanzione pecuniaria tenendo conto della pena inflitta alla persona fisica. Il Governo riceve infine una delega di otto mesi per rivedere il sistema sanzionatorio e il catalogo dei reati presupposto.
Prepararsi per tempo, con il supporto delle associazioni
In attesa del percorso parlamentare, le imprese possono già verificare se hanno un modello organizzativo, se è aggiornato e se viene applicato davvero, a partire da sicurezza, ambiente e adempimenti tributari. È utile collegarlo agli strumenti già previsti dalla legge, come gli assetti organizzativi adeguati e i canali di segnalazione interna.
Il riconoscimento esplicito delle linee guida associative rafforza il ruolo delle associazioni di rappresentanza: possono tradurre le nuove regole in strumenti proporzionati alla dimensione delle imprese, accompagnarle nell'adozione dei modelli semplificati e portare la loro voce nel confronto con le istituzioni. Una prevenzione ben organizzata diventa così una garanzia per la continuità aziendale e per i lavoratori.
Informazione di carattere generale, verificata sulle fonti indicate alla data di pubblicazione: non costituisce consulenza fiscale, legale o del lavoro. Per valutare il proprio caso è opportuno rivolgersi a un professionista.