Chi è il proprietario dei dati generati da una macchina
Il Regolamento (UE) 2023/2854, noto come Data Act, risponde a una domanda che il tessuto produttivo italiano si pone da anni: chi può accedere ai dati generati da un macchinario, da un veicolo o da un impianto connesso. Fino a oggi la risposta pratica era spesso il fabbricante, che raccoglieva i dati e li rendeva disponibili solo attraverso i propri servizi. Il regolamento, applicabile dal 12 settembre 2025, ribalta questa impostazione: l'accesso ai dati generati dall'uso di un prodotto connesso diventa un diritto esercitabile dall'utilizzatore.
Per una PMI manifatturiera che ha investito in macchinari 4.0 questo significa poter ottenere i dati di funzionamento dei propri impianti e, se lo ritiene utile, condividerli con un fornitore di manutenzione diverso dal costruttore. È un cambiamento che tocca direttamente i modelli di servizio post-vendita e i rapporti di fornitura industriale.
La scadenza del 12 settembre 2026 e quella del 2027
Il calendario prevede due passaggi ulteriori. Dal 12 settembre 2026 entra in vigore l'obbligo di progettazione: i nuovi prodotti connessi immessi sul mercato devono essere concepiti fin dall'origine in modo che i dati generati siano accessibili all'utilizzatore in maniera semplice, sicura e, dove pertinente, diretta. Non è più sufficiente prevedere un accesso su richiesta: l'accessibilità diventa un requisito del prodotto.
Dal 12 gennaio 2027 cade poi l'ammissibilità dei costi di cambio fornitore nei servizi cloud. Il regolamento impone ai provider IaaS, PaaS e SaaS di agevolare il passaggio verso un altro servizio o verso soluzioni on-premise, con obblighi su formati interoperabili, tempi di migrazione e assistenza, e con una progressiva eliminazione delle switching fees.
Che cosa conviene fare adesso
Le imprese che fabbricano prodotti connessi hanno poche settimane per verificare che le linee in sviluppo rispettino il requisito di accessibilità dei dati: interfacce, API, documentazione tecnica e informative contrattuali vanno allineate prima dell'immissione sul mercato.
Le imprese che invece utilizzano prodotti e servizi digitali hanno un'opportunità di rinegoziazione. È il momento di rivedere i contratti cloud inserendo piani di uscita, finestre tecniche di migrazione, ambienti di test di portabilità e livelli di servizio verificabili. Allo stesso modo, conviene chiedere formalmente ai fornitori di macchinari l'accesso ai dati generati dagli impianti già installati: è un diritto esercitabile da settembre 2025 e rappresenta la base per qualsiasi progetto di manutenzione predittiva o di efficientamento energetico gestito internamente.
Il ruolo delle associazioni di rappresentanza
Il Data Act è una norma che, a differenza di molte altre, attribuisce poteri contrattuali alle imprese utilizzatrici invece di imporre soltanto adempimenti. Il rischio concreto è che questi diritti restino inutilizzati perché sconosciuti: una piccola impresa raramente dispone delle competenze giuridiche e tecniche per negoziare clausole di portabilità con un fornitore internazionale di software.
Le associazioni di imprenditori possono qui fare la differenza, mettendo a disposizione modelli contrattuali, chiarendo il perimetro dei diritti di accesso, organizzando confronti tra imprese della stessa filiera e sostenendo la contrattazione collettiva con i fornitori tecnologici. Un dato che resta chiuso dentro il sistema di un fornitore è un investimento già pagato e mai valorizzato: rendere quel patrimonio informativo effettivamente utilizzabile è uno dei passaggi più concreti della transizione digitale delle PMI italiane.