Credito bancario alle PMI: come cambia il rating con CRR3 e i fattori ESG

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Prestiti in ripresa ma non per tutti: CRR3, SME Supporting Factor e rischi ESG nel rating. Come le PMI possono restare bancabili.

Credito bancario alle PMI: come cambia il rating con CRR3 e i fattori ESG

Il credito bancario alle imprese italiane è tornato a crescere, ma la ripresa non si distribuisce in modo uniforme. Nei dati della Banca d'Italia i prestiti alle società non finanziarie sono in aumento su base annua, mentre le realtà di minori dimensioni continuano a registrare una contrazione degli affidamenti. Dietro questa divaricazione c'è un cambiamento nelle regole con cui le banche misurano il rischio.

Un mercato del credito a due velocità

La fotografia più recente mostra una dinamica positiva per il complesso delle imprese, con i tassi sui nuovi prestiti alle società non finanziarie al 3,79 per cento in media a luglio. Il dettaglio per dimensione dell'operazione racconta però un'altra storia: i finanziamenti di importo più contenuto, tipici delle piccole imprese, scontano condizioni sensibilmente più onerose rispetto a quelli di taglio maggiore.

La differenza non dipende solo dal costo della raccolta. Pesa il modo in cui il merito creditizio viene valutato: sistemi di rating interni, indicatori finanziari standardizzati, analisi automatizzate dei flussi. Per un'impresa sotto i venti addetti, che raramente dispone di reportistica gestionale strutturata, questo significa essere valutata soprattutto su bilanci storici e comportamento andamentale.

CRR3, Basilea IV e lo SME Supporting Factor

Il quadro prudenziale europeo è stato aggiornato con il CRR3, la revisione comunemente associata a Basilea IV, che ridefinisce il modo in cui le banche calcolano gli assorbimenti patrimoniali a fronte dei crediti concessi. Regole più sensibili al rischio si traducono, nella pratica, in maggiore selettività verso le controparti più fragili.

Resta però in vigore una misura pensata proprio per le imprese minori: lo SME Supporting Factor, previsto dall'articolo 501 del CRR, che attenua il requisito patrimoniale sulle esposizioni verso PMI. Per la quota di esposizione fino a 2,5 milioni di euro il requisito è ridotto in misura equivalente a una ponderazione del rischio del 76,19 per cento anziché del 100 per cento. È uno strumento tecnico, poco conosciuto dalle imprese, che incide concretamente sulla convenienza per la banca a finanziare il segmento PMI.

I fattori ESG entrano nella valutazione del credito

La novità più rilevante riguarda i criteri di analisi. Le linee guida dell'Autorità bancaria europea impegnano gli intermediari a integrare i rischi ambientali, sociali e di governance nelle valutazioni creditizie. Non si tratta di adesione volontaria a un principio: diventa un elemento del processo istruttorio.

Per una PMI questo significa che dati fino a ieri considerati extra-contabili entrano nel fascicolo di fido: consumi energetici e classe dell'immobile aziendale, esposizione a rischi fisici come alluvioni e siccità, dipendenza da filiere critiche, struttura di governance e continuità aziendale. Le imprese che hanno già investito in efficienza energetica, coperture assicurative adeguate e assetti organizzativi documentati si presentano con un profilo più solido.

Rendere leggibile l'impresa alla banca

La conseguenza operativa è che la bancabilità si costruisce prima della richiesta di affidamento. Bilanci depositati con tempestività, situazioni infrannuali attendibili, un piano di cassa a dodici mesi, la separazione netta tra patrimonio personale e aziendale, l'assenza di sconfinamenti ricorrenti: sono elementi che incidono sul rating più di qualunque garanzia aggiuntiva.

A questo si affiancano gli strumenti pubblici già disponibili, dal Fondo di garanzia per le PMI ai canali di finanza complementare al credito bancario, che vanno inseriti in una strategia finanziaria complessiva e non utilizzati solo in emergenza.

È su questo terreno che le associazioni di rappresentanza possono incidere: diffondere una cultura finanziaria d'impresa, accompagnare le PMI nella preparazione della documentazione, far conoscere misure come lo SME Supporting Factor e portare nel dialogo con istituzioni e sistema bancario il punto di vista di chi rischia di restare escluso da un credito sempre più governato da parametri standardizzati.

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