Il 16 settembre 2026 è stato adottato il Regolamento (UE) 2026/2108, che istituisce il nuovo Codice doganale dell'Unione in sostituzione del Regolamento (UE) n. 952/2013. È la riforma più ampia dalla nascita dell'Unione doganale nel 1968 e riguarda da vicino le migliaia di PMI italiane che importano materie prime e componenti o vendono sui mercati extra-UE.
Tre novità strutturali
La prima novità è l'istituzione dell'Autorità doganale dell'Unione europea, con sede a Lilla, che avrà un ruolo centrale nella gestione dei rischi e nel coordinamento delle amministrazioni doganali nazionali. L'obiettivo dichiarato è ridurre le differenze applicative tra Stati membri, che oggi possono tradursi in trattamenti disomogenei per la stessa merce.
La seconda è l'EU Customs Data Hub, l'ambiente digitale europeo per la gestione e la condivisione dei dati doganali. L'adesione sarà progressiva: obbligatoria per il commercio elettronico dal 1º luglio 2028 e per tutti gli operatori dal 1º marzo 2034. In prospettiva, la dichiarazione doganale tradizionale lascia spazio a un flusso continuo di dati messi a disposizione delle autorità.
La terza è la nuova categoria degli operatori Trust and Check: imprese affidabili e certificate che potranno immettere merci in libera pratica senza un intervento doganale attivo su ogni operazione.
Piccole spedizioni e commercio elettronico
Il capitolo che produrrà gli effetti più immediati riguarda le piccole spedizioni. È stata decisa l'eliminazione dell'esenzione dai dazi doganali per le importazioni di valore inferiore a 150 euro, storicamente utilizzata dalle piattaforme extra-UE per immettere volumi ingenti di pacchi sul mercato europeo.
A questa misura si affianca una tassa di gestione europea, il cui importo sarà stabilito dalla Commissione e che dovrà essere introdotta entro il 1º novembre 2026 prima dell'applicazione da parte degli Stati membri.
Per le PMI italiane l'effetto è duplice. Chi produce e vende in Europa vede ridursi un vantaggio competitivo asimmetrico di cui beneficiavano i venditori extra-UE. Chi invece importa componenti o prodotti finiti in piccole partite dovrà riconsiderare il costo pieno di approvvigionamento, includendo dazi e oneri fino a ieri assenti.
Come prepararsi nei prossimi mesi
La transizione è lunga ma non consente di attendere il 2034. Le imprese che movimentano volumi rilevanti dovrebbero iniziare a verificare la qualità dei propri dati doganali: classificazione tariffaria, origine, valore in dogana, codici EORI e coerenza tra documentazione commerciale e dichiarazioni presentate.
Chi è già Operatore Economico Autorizzato parte avvantaggiato verso lo status Trust and Check, perché dispone già di procedure interne tracciate e di un rapporto strutturato con l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Per le altre imprese, il percorso di certificazione richiede tempo e va pianificato con anticipo.
Va considerato anche il fronte contrattuale: rese Incoterms, clausole sui dazi e responsabilità verso spedizionieri e piattaforme andranno riviste alla luce delle nuove regole, soprattutto nelle vendite dirette al consumatore finale europeo.
Un cambiamento che le associazioni possono rendere gestibile
La riforma doganale è un testo tecnico, con un calendario lungo e soglie applicative differenziate: esattamente il tipo di normativa che una PMI fatica a presidiare con risorse interne. Il rischio non è tanto la sanzione immediata, quanto arrivare impreparati a scadenze note da anni.
È qui che gli organismi di rappresentanza svolgono una funzione concreta: monitorare i decreti attuativi, tradurre le nuove categorie in procedure aziendali, organizzare formazione sugli adempimenti e mantenere il dialogo con le amministrazioni doganali. Per un'impresa esportatrice, arrivare informata a queste scadenze significa proteggere margini e continuità delle forniture.